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Cina, l'arte della penetrazione
Quin Gang, portavoce del Ministro degli Esteri Cinese (la Stampa 21 marzo 2008) chiama "criminali" i monaci buddisti tibetani e fantastica di un loro improbabile complotto contro la Repubblica Popolare. Sostenendo il diritto della Cina a difendersi da tale attacco immaginario, ribalta completamente le posizioni di vittima e carnefice.
Di fronte a queste dichiarazioni folli del Governo cinese, quale atteggiamento di moderazione, conciliazione e dialogo ci potremmo aspettare nei rapporti diplomatici internazionali?
Durante l’amministrazione Clinton sono stati assegnati i giochi a Pechino e la Cina è stata ammessa al WTO, se il tentativo era di favorire l’apertura al mondo di un regime rigidamente chiuso dobbiamo dire che, a conti fatti, è fallito. La Cina non ha usato queste opportunità per confrontarsi con i valori liberali e democratici ma per introdursi aggressivamente nel mercato mondiale, senza cedere di un passo sulla sua politica repressiva e sprezzante dei diritti umani. Certamente, la forte capacità di penetrazione commerciale dei prodotti "Made in China" e l'ascesa economica del paese hanno incontrato l’avidità degli imprenditori occidentali, che si sono prestati senza scrupoli a servirsi della manodopera "gentilmente" offerta dai gerarchi cinesi.
Se la finanza off-shore oggi mostra i suoi punti deboli c’è comunque chi ha saputo approfittarne, facendo del lavoratore a basso costo una merce di scambio ed un potente mezzo di penetrazione politico-economica.
Fortunatamente la Cina sta svelando al mondo la sua reale startegia: lo scardinamento del sistema internazionale di regole e l'imposizione del proprio modo di gestire e controllare i rapporti economici e politici.
Infatti, tutti i paesi che fanno parte del WTO (1) hanno l’obbligo di entrare nell’OIL (2), che detta gli standard di riferimento per i diritti dei lavoratori. Ma la Cina ignora tali standard.
In quest’ottica, l’invasione del Tibet va letta non solo come appropriazione e sfruttamento delle risorse territoriali - in primis l’acqua, proveniente dalle cinque sorgenti montane da cui dipende l’approvvigionamento idrico di gran parte della Cina (3), poi il rame, il piombo, lo zinco, il ferro e il petrolio - ma anche come volontà di cancellare un’identità culturale forte quale quella tibetana. Il tentativo di sinizzazione forzata del Tibet, ossia il tentativo di ridurre i tibetani ad una minoranza nel loro stesso paese, va avanti dal 1960 attraverso la doppia stategia di occupazione militare e infiltrazione etnica (4). Il governo ha istituito un programma di incentivi per i cinesi Han che decidono di stabilirsi in Tibet ed aprire un’attività, pagando loro persino quattro mesi di vacanza nella mainland, la madrepatria. Se a ciò si aggiungono la sterilizzazione delle donne tibetane, gli aborti e il controllo forzato delle nascite, le uccisioni di massa, gli arresti e le torture ai danni della popolazione locale si capirà a fondo in che modo essa stia per essere sostituita dai cinesi Han (il cui numero oggi ammonta ad 8 milioni di abitanti contro i 6 milioni di tibetani). I Cinesi in Tibet oggi ricoprono gli incarichi più importanti nell'istruzione, nelle istituzioni e nell’imprenditoria; la storia e la cultura tibetana non vengono più insegnate nelle scuole e il cinese è la lingua ufficiale del paese.
La strategia intrusiva della Cina, basata sulla penetrazione aggressiva, non si limita all'infiltrazione economica. La sinizzazione ha come mira la dominazione politica e culturale dei popoli attraverso la completa assimilazione di ciò che non è cinese, o la sua eliminazione.
Ora, grazie alle Olimpiadi, i riflettori del mondo sono puntati sulla Cina. Le recenti proteste in Tibet e la loro violenta repressione stanno mostrando il vero volto di un paese aggressivo e totalitario, che sperava di mascherare dietro il velo di una finta apertura democratica l’uso sistematico della violenza nella gestione della politica interna ed estera.
(1) World Trade Organization (Organizzazione Mondiale del Commercio).
(2) Organizzazione interna del lavoro.
(3) Secondo la BBC "L'acqua del sottosuolo nel 90 per cento delle città cinesi è stata inquinata da sostanze organiche ed inorganiche".
(4) Il rapporto tra soldati cinesi e cittadini tibetani è di un soldato ogni 20 tibetani.


