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Mafia cinese. Prima parte (cenni storici)

Il fenomeno della mafia cinese può essere compreso interrogandosi preliminarmente sulla base culturale che ha condotto, nell’ultimo secolo e mezzo, al fenomeno delle cosiddette China Town, cioè di quei microcosmi urbani di cultura e tradizione cinese posti all’interno delle grandi città di tutto il mondo.

Detti microcosmi sembrano autosufficienti, impermeabili e abitati da persone poco inclini ad adattarsi agli usi, ai costumi e alle stesse leggi del Paese che li ospita.

Ciò deriverebbe, come bene ha osservato il giornalista Federico Rampini, da un aspetto della millenaria cultura cinese sintetizzabile nell’antico proverbio: “Aro il campo, ho da mangiare, scavo il pozzo, ho da bere. Nulla mi importa dell’Imperatore”.

In questo senso dall’epoca degli Imperatori a quella del Partito Comunista, lo Stato e le sue leggi sono sempre state vissute dal popolo cinese come entità astratte e lontane. Lo stesso Confucio insegnava, nei Dialoghi, come il vero concetto di onestà e morale dovesse fondarsi sulla solidarietà tra i membri di una stessa famiglia più che sull’obbedienza alle leggi dell’Impero.

Nel graduale adattamento di questa mentalità millenaria a un mondo di migrazione, in cui l’Imperatore era divenuto uno Stato estero, il concetto di famigliasolidale” si sarebbe dunque allargato a tutti i membri della comunità cinese, uniti nelle Chinatown, di tutto il mondo.
Se ora consideriamo la mafia come un sistema di potere parallelo a quello istituzionale e basato su solidarietà personali e clientelari, comprendiamo bene come esso si adatti perfettamente a un tessuto culturale come quello appena accennato.

La mafia cinese, le cui organizzazioni sono anche conosciute come Triadi o Tongs, ha cambiato volto in molte circostanze nel corso della sua storia.
Nata a metà del XVII secolo come organizzazione segreta di guerrieri che lottavano contro gli invasori mancesi, assume verso la metà del XIX secolo una nuova funzione consistente nel supplire alla mancanza di servizi sociali per i compatrioti costretti ad emigrare all’estero dalle persecuzioni governative. Si noti come lo stesso processo di “integrazione” nel tessuto sociale avviene, con modalità molto simili, anche per la mafia italiana esportata negli Stati Uniti d’America attraverso i flussi migratori tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX. Anche in questo caso le organizzazioni mafiose ovviano ai bisogni della comunità immigrata abbandonata a sé in un Paese che accoglie, senza potersene curare, i disperati di tutto il mondo.

(continua...)