Manda a un amico
|
Contatti
|
Cerca
|
English
|
中文
Spegniamo la fiamma Olimpica
Dopo questa vergognosa farsa, dovremmo definitivamente spegnere la fiamma Olimpica
Di Geoffrey Wheatcroft – Ultima modifica alle 00:41am il 8 Aprile 2008
Quello che è accaduto domenica a Londra è stato uno dei più scandalosi e umilianti spettacoli a cui questo paese ha assistito da molti anni.
Era già abbastanza sgradevole vedere la Polizia Metropolitana durante protesta strappare le bandierine e le magliette pro Tibet ai dimostranti. Ma ancora più sgradevole era la presenza di delinquenti ruffiani in uniformi cinesi che intimidivano la gente che provava a protestare contro la malvagia ingiustizia. Sono stati fatti molti paragoni tra questi Giochi Olimpici estivi e i "Giochi Nazisti" tenuti a Berlino nel 1936, ma almeno i distaccamenti della Gestapo e delle SS non sono stati mandati qui a tenerci a bada.
Sarebbe un po’ difficile incolpare personalmente Gordon Brown per la straziante visione di Downing Street cordonata sotto una tettoia di rumorosi elicotteri mentre la torcia Olimpica –meraviglioso simbolo di benevolenza e spirito sportivo – era obbligata a deviare verso No 10 (la residenza del Primo Ministro) da una falange della guardia di sicurezza.
Il Primo Ministro non ha progettato questo triste evento e sarebbe bello pensare che ne abbia odiato ogni singolo momento.
Eppure quelle visioni non erano soltanto spaventose, erano completamente prevedibili.
Da quando i Giochi di quest’anno sono stati assegnati a Pechino, sono stati pieni di potenziali pericoli, e gli intollerabili problemi e dilemmi cui ora assistiamo avrebbero potuto essere previsti fin dall’inizio.
Forse l’amara verità è che i Giochi Olimpici vanno verso l’estinzione. Dico ciò con la tristezza nel cuore, da appassionato amante di tutti gli sport, che ha simpatia per i giovani uomini e le giovani donne per i quali il quadriennale evento è l’obiettivo di anni di intenso addestramento.
Ma osservando gli eventi di domenica, o di ieri a Parigi, persino gli atleti devono chiedersi se le Olimpiadi dovrebbero continuare.
"Teniamo separati sport e politica" dice un banale slogan. La verità è che, da quando le Olimpiadi sono state fatte rinascere da Pierre de Coubertin più di cento anni fa, sono strettamente collegate alla politica, nel bene e nel male.
Quest’anno, come abbiamo visto, esclusivamente nel male.
Da un lato, ospitando i Giochi, il brutale Governo Cinese non ha mai avuto intenzione di cambiare la propria condotta per compiacere l’eccessivamente sentimentale opinione pubblica Occidentale. Dall’altro, non riesce a mettersi in testa che Whitehall non è Piazza Tiananmen e anche se i metodi usati domenica erano abbastanza vergognosi, il Governo Britannico non falcerà mai i dimostranti con carri armati e mitragliatrici.
Per contro, la politicizzazione dei Giochi a volte è sembrata addirittura positiva. Le Olimpiadi del 1916 avrebbero dovuto tenersi a Berlino (una domanda a trabocchetto che potreste fare la sera al pub), ma non fu così perché altri eventi sopravvennero.
Quando la I Guerra Mondiale terminò, le Olimpiadi del 1920 furono assegnate ad Anversa, come tributo cosciente a quella città e a tutti "i Belgi che erano stati vittime di un’aggressione immotivata cinque anni prima".
Da qualunque lato si guardi, era una questione politica.
Questa fu dunque la condotta nei confronti delle Olimpiadi di Berlino del 1936, dove la torcia fece la sua prima apparizione con la benedizione di Hitler.
Ricordandole, George Orwell disse che "le competizioni internazionali sportive conducono ad orge di odio".
Sebbene sia stata una buona uscita Orwelliana, non era proprio giusta. La verità era anche peggiore.
In realtà le Olimpiadi di Berlino vennero condotte con un superficiale spirito sportivo, mentre la direzione artistica era brillantemente gestita da Joseph Goebbels, il quale affermava di pensare alla stampa "come ad una grande tastiera che il Governo poteva suonare" proprio come stanno ancora facendo in Cina.
Quello che ciò significava è stato correttamente interpretato da un altro osservatore, lo studioso ebreo Victor Klemperer, che allora viveva in Germania. Secondo Klemperer, le Olimpiadi di Berlino erano state "un’impresa totalmente politica".
Un giornalista inglese ha sviluppato quest’affermazione scrivendo che i Giochi erano stati "una manifestazione del partito nazista mascherata da evento sportivo".
Come a conferma di ciò, il brillante ma terribile regista Leni Riefenstahl - amico personale di Hitler - fece un famoso film su quelle Olimpiadi come piece di accompagnamento di "Triumph Of The Will" sulla manifestazione di Norimberga.
Un altro ammirevole gesto politico venne dopo la guerra successiva. Le Olimpiadi del 1940 furono assegnate (altro rompicapo da pub), tra tutti i luoghi, a Tokyo.
Almeno i Giochi di Berlino erano stati programmati prima che Hitler andasse al potere, come i giochi di Mosca del 1980 vennero assegnati prima che la Russia intraprendesse la sua feroce, e decisamente arrogante, invasione dell’ Afganistan. Invece il Giappone aveva invaso la Manciuria ben prima della disgraziata scelta.
Ma gli eventi presero ancora una volta un altro corso. E quindi, dopo la II Guerra Mondiale, i Giochi del 1948 andarono a Londra come ricompensa per quello che la città aveva dovuto subire nel blitz e in segno di gratitudine al popolo britannico.
Il guaio è che non c’è un numero sufficiente di potenze vittoriose rispettabili in giro, o di democrazie abbastanza illuminate.
Se a Paesi totalitari come la Russia Sovietica o la Repubblica "Popolare" Cinese è consentito gareggiare alle Olimpiadi, non si può affermare che non siano adatti ad organizzare i Giochi.
E una volta che i Giochi vengono assegnati a Mosca o a Pechino – come lo sono stati un tempo Berlino – le conseguenze politiche sono inevitabili e questa volta assolutamente dannose.
Ancora una volta "un’impresa interamente politica" - per usare ancora una citazione di Victor Klemperer - è ciò che le Olimpiadi di Pechino sono state fin dall’inizio, per quel che riguardava il governo cinese.
Era assurdo pensare che i Giochi avrebbero avuto un effetto positivo su quel governo, che è assolutamente inaccessibile alla critica o al rimprovero.
Da quando è iniziata la recentissima sanguinosa agitazione in Tibet, il Presidente George Bush ha parlato due volte con il Presidente Cinese, chiedendogli di aprire il Tibet ai giornalisti e di iniziare un dialogo con il Dalai Lama.
L’interlocutore telefonico di Bush è il Presidente Hu Jintao – proprio l’uomo che era il Gauleiter responsabile della crudele repressione durante le proteste del 1989 in Tibet. Potrà la ragione – oppure i 1500 metri o la Maratona o il giavellotto - trasformarlo in un garbato democratico?
Potrebbe anche darsi che ormai soltanto i paesi totalitari siano adatti ad organizzare i Giochi, diventati pantagruelici e artificiosi. Allo stesso tempo, se non faremo nessuna impressione al governo cinese, potremmo almeno pensare se le Olimpiadi avranno qualcun altro dignitoso obiettivo.
Già la fiera soddisfazione di Tony Blair e Ken Livingstone quando le Olimpiadi del 2012 sono state assegnate a Londra è diventata penosa. I Londinesi adesso valutano con crescente orrore l’impatto che i Giochi avranno sulla la vita di tutti i giorni, quanto costeranno, e quale reale beneficio ci sarà all’infuori di quello garantito agli sponsor commerciali.
La verità è che per quanto si cerchi di mantenere sport e politica separati, essi sono inestricabilmente legati nelle Olimpiadi.
Ecco perché dico, con il cuore pesante, che gli sfortunati Giochi di Pechino del 2008 dovrebbero essere gli ultimi.
http://www.dailymail.co.uk/pages/live/articles/news/news.html?in_article_id=557963&in_page_id=1770


