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La fiamma della vergogna

L’idea di tenere una marcia per la fiamma Olimpica venne introdotta da Carl Diem, Presidente del Comitato Organizzativo per le Olimpiadi di Berlino nell’estate del 1936, come un’opportunità di propaganda per il Terzo Reich.

La copertura mediatica per la marcia del 1936 fu gestita da Goebbels in persona: il viaggio della torcia fu documentato via radio e filmato da Leni Riefenstahl. La torcia attraversò la Grecia, la Bulgaria, la Yugoslavia, l’Ungheria, l’Austria, la Cecoslovacchia e la Germania. Poco prima che venisse accesa, Adolf Hitler dichiarò: "il cavalleresco contesto sportivo aiuta a saldare i legami di pace tra le nazioni. Pertanto, possa la fiamma Olimpica non estinguersi mai".

2008: la torcia è di nuovo in marcia attraverso l’Europa, diretta in Cina. A Londra, un manifestante è quasi riuscito a spegnerla ed un altro l’ha quasi afferrata, nonostante il milione di sterline speso per le operazioni di sicurezza e i 2000 poliziotti schierati in sua difesa. Accanto ai poliziotti londinesi, il Comitato Organizzativo di Pechino aveva provveduto a fornire speciali "guardie" cinesi in abito blu. Tali "accompagnatori" della fiamma si sono rivelati poi essere killer ben addestrati dalle migliori unità delle forze speciali dell’esercito cinese, mentre membri della stampa britannica riferiscono che il Presidente del Comitato Olimpico li ha definiti "criminali". Si tratta probabilmente della stessa unità responsabile per l'attuale repressione in Tibet.

A Parigi, il 7 Aprile, migliaia di persone scese per le strade a protestare sono riuscite a costringere gli organizzatori a spegnere la fiamma diverse volte per poter procedere con la marcia, che ha dovuto essere conclusa prima del tempo.

Sylvain Garel, membro del partito dei Verdi, ha tentato di afferrare la torcia urlando: “Libertà per i cinesi”. Sulla City Hall era esposto uno striscione con sopra scritto: “Parigi difende i diritti umani in tutto il mondo” mentre un altro striscione alla National Assembly riportava: "Rispetto per i diritti umani in Cina”. Altri dimostranti hanno scalato la Torre Eiffel e la cattedrale di Notre Dame appendendo striscioni su cui erano raffigurati gli anelli olimpici trasformati in manette.

I manifestanti a Londra e a Parigi hanno gridato slogan e sventolato striscioni con scritte come: "Tibet libero", "Salvate il Tibet", "Il Tibet sta morendo", "Smettete di uccidere in Tibet", "Boicottiamo le merci cinesi", "Cina vergognati."

Ci si aspetta che la marcia della torcia incontrerà nuove proteste a San Francisco, Nuova Delhi e in qualunque altro luogo si trovi a passare prima di giungere in Cina. Sul Golden Gate di San Francisco c’è già uno striscione che recita: "Un mondo, un sogno, Tibet Libero".

Speriamo, questa volta, di riuscire a spegnere la fiamma della vergogna.

P.S. Si può ancora accusare il Dalai Lama di essere la mente che ha orchestrato il tutto?