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Tibet: un'arma contro Pechino

Dal “The Sunday Times” del 23/03/2008

Tibet: l’Occidente può usarlo come arma contro pechino

Di Michael Portillo

La gioia di Hitler nello sfruttare le Olimpiadi di Berlino del 1936 come vetrina per il Nazismo si trasformò in furia quando l’atleta afroamericano Jesse Owens vinse quattro medaglie d’oro. La leadership cinese adesso dovrebbe chiedersi se lo svolgimento dei giochi a Pechino porterà al regime più lodi o mazzate. "Attento a quello che desideri", come probabilmente disse Confucio.

In difesa del movimento Olimpico c’è il fatto che Berlino fu selezionata come sede delle Olimpiadi prima che il Nazismo salisse al potere. Nessuna scusa del genere, però, copre la decisione dell’assegnazione dell’ambito premio a Pechino. Nel 1989 il governo cinese schiacciò le proteste pacifiche di piazza Tiananmen sotto gli occhi inorriditi del mondo, nonostante ciò la Cina si è assicurata le Olimpiadi ed un trionfo di propaganda, ed ha fatto in modo di mostrarlo a tutti.
Le autorità devono aver riflettuto sul fatto che gli altri governi raramente sono abbastanza coraggiosi da boicottare le Olimpiadi. I giochi di Berlino andarono avanti anche se i nazisti avevano già reso effettive le leggi di Norimberga, che privavano gli ebrei tedeschi dei più basilari diritti umani.
In effetti gli americani, nel 1980, boicottarono le Olimpiadi di Mosca perché le truppe sovietiche avevano assalito l’Afghanistan (invasione Russa cattiva, invasione Americana buona). La Cina sapeva che, all’infuori dell’invadere i territori vicini, niente avrebbe messo a rischio il suo spettacolo.
Tutti gli indicatori suggerivano che la Cina l’avrebbe fatta franca. Quando, nel 1999, il presidente Jiang Zemin fece visita a Tony Blair, la polizia metropolitana trattò molto duramente i dimostranti pro-Tibet, mentre gli autobus a due piani furono usati per riparare dalle proteste gli occhi sensibili del presidente Jiang. Dal momento che Washington era invischiata negli scandali di Abu Ghraib, di Guantanamo Bay e dell’"extraordinary rendition", per non menzionare la terribile perdita di vite civili in Iraq ed Afghanistan, il Premier Wen Jiabao, il primo ministro cinese, deve esser stato sicuro che l’America avrebbe evitato il dialogo sui diritti umani.
In ogni modo siamo tutti in soggezione di fronte al potere economico della Cina. Quando Gordon Brown vi andò in viaggio il mese scorso, parlò di opportunità commerciali. Il primo ministro non sopporta che gli venga richiesto di sollevare questioni riguardanti i diritti umani che minaccino di interrompere i sorrisi, le strette di mano e i brindisi da cui viene misurato il successo delle visite. Brown si è probabilmente limitato a far notare vagamente il bisogno di urgenti riforme.

L’influenza dell’economia cinese è talmente grande che ha minato impunemente la politica estera degli USA. L’America mira ad usare i muscoli per dar forma ad un mondo che abbracci i valori Occidentali. Nei paesi in via di sviluppo insiste affinché i governi rispettino le leggi e riducano la corruzione come condizione per il commercio e per ricevere aiuti. La Cina, d’altra parte, ha teso la mano ad atroci regimi (incluso quello sudanese). La richiesta di risorse naturali di Pechino è l’unica cosa che tiene in considerazione, ma forse si è anche divertita ad ostacolare i tentativi americani di esportare i suoi valori liberali.

Così la Cina aveva ogni motivo di aspettarsi delle Olimpiadi senza nessun problema. Così da poter mostrare il suo lato migliore al mondo. A Berlino, vennero messi via gli avvisi anti-ebrei nelle settimane precedenti ai Giochi. A Pechino è stato limitato l’uso delle auto per ridurre l’inquinamento dell’aria.
Nel mondo moderno i governi non sono i soli giocatori. Steven Spielberg, il regista, si è ritirato dalla sua posizione di consigliere artistico per le cerimonie dei Giochi, sottolineando che la sua coscienza non gli permetteva di continuare mentre “crimini indicibili” venivano commessi in Darfur.

La sua decisione ha cambiato la situazione. In quel momento le Olimpiadi di Pechino hanno cambiato rotta, da un’opportunità per il governo cinese sono diventate una minaccia. La grande preoccupazione della Cina che i giochi siano un successo dà a coloro che si oppongono alle sue politiche un piccolo spiraglio di possibilità. Dà sia ai dissidenti cinesi, sia al mondo esterno, un potere senza pari sin dagli accadimenti di piazza Tiananmen.

Con il blocco delle notizie imposto dalla Cina all’interno del paese non possiamo sapere se le proteste tibetane siano opportunisticamente legate agli imminenti Giochi. I Giochi Olimpici, però, sono un fattore politico e la situazione è dinamica, gli occhi di tutto il mondo sono puntati con disapprovazione sulle politiche cinesi.

"Se le persone di tutto il mondo che amano la libertà non alzeranno la voce contro la Cina e contro i cinesi in Tibet, avremmo perso tutta la nostra autorità morale nel parlare dei diritti umani" ha dichiarato Nancy Pelosi, portavoce del congresso americano, davanti ad una folla festante di tibetani nel Nord dell’India dove si era recata per incontrare il Dalai Lama. Tali esplosioni non sono apparse nel "copione" cinese per le Olimpiadi.

Il Primo Ministro inglese, dopo aver scoperto il coraggio delle altrui convinzioni, ha dichiarato di voler incontrare il leader spirituale tibetano. David Cameron si è congratulato con lui, così adesso abbiamo un nuovo consenso. Abbiamo fatto molta strada da quando Blair ha dichiarato di avere troppe richieste di incontri per trovare il tempo di ricevere il Dalai Lama durante la sua visita in Inghilterra nel 2004.

La Cina non ha capito che i politici, nelle democrazie, non possono prevedere quale posizione prenderanno. Il passo indietro di Spielberg ha cambiato tutto. In poche settimane i politici sono passati dall’evitare qualsiasi commento che potesse offendere Pechino, a scalpitare per essere annoverati tra i leader pro-tibetani. Non ha molta importanza che i ribelli a Lhasa siano stati, ameno in parte, brutali e razzisti, né che tale violenza sia contraria ai precetti del Dalai Lama e quindi minino la sua autorità. Questo è il momento del Tibet e ogni politico democratico vuole un posto a bordo.

Dato che i politici occidentali si sono rivelati incapaci di evitare ribassi economici mentre l’Iraq e l’Afghanistan covano sotto le ceneri, accumulare obbrobri sulla Cina offre una buona possibilità per distogliere l’attenzione da altre disgrazie.
Il genio è uscito dalla lampada e non se ne può prevedere la destinazione. Tutti i nostri politici affermano che boicottare le Olimpiadi non è una carta da giocare, ma solo per adesso. Se la situazione in Tibet andrà deteriorandosi, la pressione ad usare le Olimpiadi contro Pechino crescerà. Se la Cina continuerà ad ostacolare i giornalisti stranieri nel loro tentativo di documentare il dissenso, l’ostilità dei media mondiali sarà garantita. Del resto, se permettesse che le notizie sugli eventi venissero divulgate, i manifestanti coglierebbero al volo l’occasione.

In ogni modo, c’è molto da fare oltre al boicottaggio totale. La torcia olimpica si sta imbracando per un tour mondiale, fornendo l’occasione per protestare a favore del Tibet e del Darfur in tutto il mondo. Quando arriverà a Londra, credo che i 2.000 poliziotti mobilitati ci andranno piano con i dimostranti e nessun autobus impedirà di vedere quello che succede. Sir Trevor McDonald, che era previsto portasse la fiaccola, dovrà sicuramente affrontare insistenti appelli al ritiro.

L’attrice Mia Farrow sarà alla testa delle proteste quando la torcia passerà per San Francisco. Barak Obama e Hillary Clinton devono considerare come trarre sostegno da tali manifestazioni nello stato più popoloso e forse più liberale di tutta l’America.
La grandiosità senza precedenti dell’itinerario della torcia deve essere sembrato magnifico sulla carta, ma in pratica Pechino si è assicurata serie di proteste anti-cinesi in tutto il mondo.
Se le celebrità che devono portare la torcia saranno spinte a rinunciare una dopo l’altra, la Cina dovrà sopportare, giorno dopo giorno, un disastro nelle relazioni pubbliche. Anche il reclutamento di Spielberg, che all’inizio sembrava un colpo spettacolare, adesso non pare una mossa tanto brillante.
Le cerimonie a cui avrebbe dovuto dare i suoi suggerimenti saranno il prossimo argomento caldo. Possono essere evitate senza disturbare gli eventi sportivi, il centro delle Olimpiadi. Certo, qualora i politici si alleassero con il Tibet ed il Darfur, quale giustificazione potrebbero offrire per permettere al regime di crogiolarsi nell’adulazione globale?

Quando la Cina fece richiesta per ospitare le Olimpiadi, giudicò a ragione pusillanimi i politici democratici che, data la loro fame di contratti cinesi, non permetterebbero mai ai massacri in Darfur o alle torture in Tibet di disturbare una bella festa. Ma Pechino ha mancato di considerare che gli statisti occidentali sono ancora più codardi verso le loro celebrità ed i loro media.

L’altro sbaglio di Pechino è stato di essere troppo ansiosa che i Giochi fossero un successo. Un uomo che vuole troppo qualcosa si rende vulnerabile. Sicuramente Confucio ha detto qualcosa del genere.