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La vera fiamma
Nonostante la nascita del Villaggio Olimpico di Pechino, la struttura che durante i Giochi ospiterà delegazioni e sportivi, sono molti gli atleti che hanno scelto di alloggiare lontano dalla Cina, preferendo luoghi dove l’aria è più respirabile e l’alimentazione più adatta ad una preparazione sportiva.
Il Villaggio Olimpico diventa quindi una fermata d’autobus. 499 atleti, di 15 Paesi, hanno scelto la Corea del Sud, mentre l’Irlanda, i canoisti finlandesi, il gruppo del judo francese, la Germania, l’Olanda, l’Inghilterra e la Svezia hanno preferito il Giappone. L’Italia ha scelto come sede la Beijing Sport University, a 50 minuti dal Villaggio Olimpico dove si recherà soltanto nei giorni di gara.
Le autorità cinesi nel frattempo promettono pasti occidentali (con menù tradotti in tre lingue) e forniscono dati statistici per l’inquinamento, ma non rispondono alle richieste inoltrate dallo staff medico del comitato olimpico australiano di fornire maggiori dettagli sulle analisi. I medici del comitato ritengono che il maggior problema per gli atleti sarà causato dalle difficoltà respiratorie derivanti dalla combinazione tra il clima caldo e umido dell’agosto cinese e l’inquinamento atmosferico.
Il presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) Jacques Rogge, in un’intervista alla CNN ha citato “piani di emergenza” indicando la possibilità che alcune gare, come le competizioni di ciclismo dove si gareggia per sei ore, potrebbero essere differite o rimandate ad un altro giorno.
Lo studio del meteorologo americano Steven Andrews, che ha vissuto un anno a Pechino, getta dubbi sulla riduzione dell’inquinamento comunicata dal governo municipale in vista delle Olimpiadi. Secondo lo studioso, il miglioramento di cui si parla deriva dall'aver cambiato il sistema di rilevazione dell’inquinamento: a differenza del 2006, sostiene, non sono state effettuate rilevazioni in due stazioni che si trovano in zone inquinate, mentre ne sono state aggiunte tre che si trovano in zone più “verdi”.
Senza rispondere direttamente al New York Times, che ha pubblicato le dichiarazioni di Andrews, il vicedirettore dell’Ufficio per la protezione dell’ambiente di Pechino, Du Shaozhong, ha dichiarato che “non ci sono dubbi” sul fatto che “la situazione dell’inquinamento dell’aria di Pechino è nettamente migliorata negli ultimi vent’anni”.
Nonostante ciò non tutti gli atleti saranno disposti a gareggiare a causa dello smog che avvolge la capitale cinese.
Justine Henin, campionessa belga di tennis, potrebbe decidere di non difendere la sua medaglia ai prossimi Giochi. Ha dovuto già ritirarsi dagli Open di Cina in settembre.
Il fuoriclasse etiope Haile Gebrselassie, bi-campione olimpico sui diecimila e primatista mondiale della maratona ha deciso di non correre la maratona ai Giochi.
La maratoneta Paula Radcliffe è una delle atlete più attente alle condizioni ambientali e per ammortizzare lo smog di Pechino ha iniziato a depurarsi da adesso, seguendo un programma che permetterà ai chimici del suo staff di studiare il miglior modo per reidratarsi più velocemente.
Gli atleti americani invece saranno protetti con delle maschere speciali dotate di un “filtro di carbonio” capace di trattenere lo smog. La soluzione è stata trovata da Randy Wilber, responsabile della sezione “fisiologia”dal Comitato Olimpico Usa. E se le maschere non basteranno, gli atleti impegnati in prestazioni di lunga durata dovranno allenarsi lontano dai campi di gara. In alcuni casi i dirigenti Usa hanno già prenotato ritiri fuori della Cina, da Singapore al Giappone, dalla Malesia alla Corea del Sud.
Mancano pochi mesi a quelli che potranno considerarsi i peggiori Giochi Olimpici della storia, che si svolgeranno mentre proseguono le torture e le uccisioni nei carceri cinesi e tante altre efferatezze vengono compiute. A celare questi orrori non sarà lo smog, ma l’inqualificabile indifferenza di nazioni cieche di fronte a questo palese scempio dei diritti umani.
Il regime cinese sta imponendo l’esodo forzato di oltre un milione di persone dalla città di Pechino verso le periferie. Le famiglie deportate sono risistemate in località lontane dagli sguardi indiscreti delle telecamere e degli sportivi. Interi quartieri vengono sbrigativamente demoliti per nascondere la dura realtà della miseria delle masse cinesi. La denuncia arriva dal Centro per il Diritto alla Casa e le Espropriazioni (COHRE) di Ginevra, la cui delegazione è appena rientrata da un viaggio nella capitale cinese.
Non si può fare a meno di lanciare un appello agli atleti affinché superino l’ebbrezza del fasto e della competizione e prendano coscienza di quanto sta accadendo in Cina. Partecipare a questi giochi significa sostenere le brutali oppressioni che questo Paese persegue ormai da troppo tempo.
La parola "Atleta" viene dal greco 'aethleyo' che vuol dire "combatto, lotto". Siano allora gli atleti un incisivo esempio di lotta contro la violazione dei più elementari diritti umani.
Possano i nostri atleti accendere la fiamma dell’inizio della fine delle dittature in tutto il mondo e possano, per una volta, vincere una medaglia d’oro per la Libertà.


